
Il mio viaggio in Perù ha scombussolato tutto quello che mi ero immaginata di questo paese. E non solo in senso buono.
Mi hanno lasciato senza parole più i villaggi sperduti incontrati per caso che le attrazioni da cartolina. Mi hanno colpita i colori delle montagne, la purezza delle Ande, gli sguardi delle donne e dei bambini sorpresi nel vedere dei turisti proprio li tra le loro case.
Machu Picchu, certo, è uno di quei luoghi che ti toglie il fiato, ma il consiglio che darei a chiunque è: non fermarti lì. Prosegui.
Salì anche su Huayna Picchu, quella cima aguzza che si vede in tutte le foto. È stato ripido, vertiginoso, faticoso. Ma ne è valsa la pena. Forse la parte più potente della visita.
Solo che il mio viaggio è andato ben oltre. Oltre le rovine famose, oltre le mete scritte sulle guide.
La montagna segreta e il concorso dei porcellini
Dopo Machu Picchu, che forse mi ha colto un po’ alla sprovvista, mi è rimasta addosso una strana sensazione.
È un peccato quando certi luoghi, così iconici e perfetti da vedere ovunque , nei social, nelle riviste, nei poster, poi non riescono a restituirti tutta quella magia che ti aspettavi.
Forse era colpa delle aspettative troppo alte, forse della folla, forse mia.
Ero felice di averlo visto da una prospettiva diversa, salendo su Huayna Picchu, la montagna che si vede in tutte le foto, ma sentivo che dovevo andare oltre.
Così ho deciso di spingermi in una zona remota vicino a Cusco, di cui avevo sentito parlare per caso.
Non volevo andare alle Rainbow Mountains né a Palcoyo, troppo turistiche per i miei gusti. Questo posto, invece, sembrava ancora sconosciuto.
Ma arrivarci non è stato semplice. Non c’erano bus, né tour. Così ho noleggiato una macchina e sono partita.
Dopo chilometri di curve, sono arrivata in un villaggio dove tutti mi guardavano straniti.
Forse pensavano che avessi sbagliato strada, soprattutto perché in quel momento c’era la fiera del bestiame: mucche, alpaca, lama… e soprattutto un concorso di bellezza per cuy, i porcellini d’India peruviani (che si mangiano, lo so… e sono pure buoni, sorry).
Non credo avessero mai visto molti turisti da quelle parti. La gente si avvicinava incuriosita, mi chiedeva da dove venissi, cosa stessi cercando.
Chiedo indicazioni per raggiungere la montagna, mi indicano una strada sterrata e parto, fiduciosa.
Dopo qualche metro capisco che con la mia auto non ci sarei mai arrivata: buche gigantesche, un precipizio a lato, zero possibilità di fare retro.
Torno indietro, chiedo ancora.
Non c’erano alloggi, ma mi danno il numero di un ragazzo che poteva portarmi il giorno dopo. Accetto.
Lui si presenta puntuale… con una macchina uguale alla mia.
Penso: “Ma questo è matto.” Eppure ce l’ha fatta. Non so come abbia fatto a non distruggere la sua auto.
Da li è cominciata la salita. Masticando foglie di coca, a 4700 metri, arrivo finalmente davanti a quella montagna.
Tutta striata di rosa, grigio e rosso. Un contrasto incredibile, quasi finto.
E la cosa più bella?
Non c’era nessun altro. Solo io, il vento e quella bellezza assurda, vera, non patinata.
Ed era lì, tutta per me.

Huaraz: dubbi, vette, e un’amicizia che spinge in alto
Il piano era ambizioso: raggiungere una cima a 5150 metri. Sarebbe stato il mio primo 5000.
Ma la verità è che avevo paura. Paura di non farcela, di stare male, di dovermi fermare a metà.
Così, nel dubbio, decido di rimandare. E intanto parto per un trekking più basso, solo 4200 metri.
Un sentiero che portava a un lago glaciale di un azzurro assurdo, irreale.
Mi fermo lì per la notte, circondata dalle Ande, tra alcune delle vette più alte del mondo.
La vista dalla mia tenda era direttamente sul monte della Paramount Pictures.
Faceva un freddo cane, il sacco a pelo sembrava un pezzo di ghiaccio, avevo mal di testa per l’altitudne e non ho dormito quasi nulla quella notte.
Ma mi sentivo bene.
Mi sentivo come una bambina un po’ timorosa, abbracciata e circondata da qualcosa di enorme. E andava bene così.
Poi, arriva il quarto giorno a Huaraz. E con lui le lacrime, l’ansia, la vocina che continua a chiederti se davvero ce la farai.
Prendo il telefono e chiamo il mio migliore amico, lui in Olanda a lavoro e io a rompere. Gli spiego tutto, mi lamento, gli dico che non lo so, che forse no.
E lui, senza troppi giri di parole, mi dice:
“Hai rotto il cazzo. Puoi fare tutto. Alza il culo e vai lassù.” E fu così.
Con un po’ d’ansia, ma grata. Grata per gli amici veri, e per le foglie di coca, arrivo in cima.
Con le mie gambe, i ramponi ai piedi e la picozza che sembrava la mia migliore alleata.
Da lassù si vedeva il Huascarán, e tutt’intorno vette da seimila metri, bianche, perfette.
È stato lì, a Huaraz che forse, il Perù ha cominciato a piacermi di più.
Forse perché era un Perù diverso da quello delle immagini, diverso da quello che ci si aspetta.
Un Perù più ruvido, più alto, più vero.

Oltre le rotte classiche: tre tappe da non perdere
Machu Picchu (ma il meglio arriva dopo)
Sì, Machu Picchu è un classico. E sì, è davvero mozzafiato. Visitare Machu Picchu è quasi obbligatorio, ma per viverlo al meglio prenota in anticipo l’ingresso a Huayna Picchu: la salita è ripida ma regala una vista unica sul sito. Il Perù non finisce lì, anzi, spesso comincia proprio dopo. Basta spingersi un po’ oltre per scoprire sentieri che salgono verso punti panoramici poco battuti, mercati di montagna dove le donne vendono mais e erbe, e paesini dove i bambini ti guardano come se fossi il primo forestiero. È qui che il Perù si mostra in tutta la sua autenticità: tra polvere, silenzi e sorrisi veri.
Lago Titicaca, tra cielo e silenzio
A sud del paese, c’è un lago che sembra sospeso tra le nuvole. Il lago navigabile più alto del mondo si estende tra Perù e Bolivia, e vale la pena vederlo con calma. Le giornate scorrono lente, i colori cambiano con la luce, e la vita segue ancora il ritmo della natura. Le famiglie aprono le loro porte ai viaggiatori, si dorme sotto coperte spesse e si cena con quello che c’è. Non ci sono fronzoli, ma è proprio lì che succede qualcosa: il tempo si dilata, i pensieri si fanno più leggeri, e ti accorgi che anche restare fermo può essere un modo di viaggiare.
Trekking e altitudine a Huaraz
Se ami la montagna, c’è una zona del Perù che ti entra dentro. Huaraz è la porta d’accesso a paesaggi spettacolari e ancora poco turistici, dove le vette innevate toccano i seimila metri e il silenzio è totale.
Non è solo trekking: è fatica vera, altitudine, laghi glaciali, notti gelide e cieli pieni di stelle. Da qui partono cammini che durano un giorno o un’intera settimana, salite che ti tolgono il fiato – in tutti i sensi.
Non serve essere alpinisti, ma bisogna salire piano, ascoltare il proprio corpo e farsi piccoli davanti a tanta immensità. È un viaggio che ti spoglia, ti mette alla prova… e poi ti restituisce qualcosa che non sapevi di cercare.
Perù come vuoi tu
Il Perù è uno di quei paesi che non si lasciano raccontare in una pagina sola.
È fatto di altitudini e vertigini, di colori accesi e silenzi profondi, di strade dritte e altre che non sai dove portano.
È un paese che ti stanca e ti ricarica, che ti confonde e ti incanta.
Se stai pensando di andarci e vuoi viverlo in modo vero, lontano dai giri turistici e vicino alle persone e alla natura, scrivimi.
Posso aiutarti a costruire un itinerario su misura, con tutto quello che non trovi nei pacchetti già pronti.
Perché il Perù è ancora più bello quando lo si vive con gli occhi aperti e il cuore libero.
Racconti dal Perù
Scatti che fermano l’attimo e ti riportano lì, ogni volta che ne hai bisogno
FAQ – domande frequenti
- Qual è il periodo migliore per visitare il Perù?
- Serve il visto per entrare in Perù?
- Che lingua si parla in Perù?
- Qual è la moneta locale e come si cambia il denaro?
- È facile trovare bancomat o si paga tutto in contanti?
- Com’è la situazione sicurezza in Perù?
- Quali vaccinazioni o profilassi servono prima di partire?
- Che documenti servono per l’ingresso?
- Serve un’assicurazione di viaggio?
- È facile spostarsi tra le varie regioni (Costa, Ande, Amazzonia, Cusco)?
- È necessario prenotare con anticipo Machu Picchu o si può improvvisare?
- Si può salire su Huayna Picchu o altre vette senza guida?
- Com’è il clima in Perù?
- Quanto costa viaggiare in Perù?
- Cosa mettere in valigia per un viaggio in Perù?
- Come affrontare l’altitudine senza stare male?
- Si può fare trekking anche senza esperienza tecnica?
- Dove si trovano i luoghi meno turistici del Perù?
- Il Perù è adatto a un viaggio zaino in spalla?
Hai tutte queste domande? Ti aiuto io.
Scrivimi e ti do dritte, itinerari e consigli su misura.























































