
Ero con la mia amica, quella che di solito dorme ovunque e sempre. Stranamente, in questo viaggio ha dormito meno del previsto: in compenso è stata trattata come una principessina, trovando tutto già pronto e organizzato — da me, ovviamente. Lei era tranquilla e spensierata, e questo per me bastava. Quasi sempre.
La nostra scelta di partire per la Malesia era guidata da una meta precisa: il Borneo. Non volevamo fermarci alle sue zone più conosciute, ma entrare davvero nel cuore di quel mondo selvaggio dove sopravvivono animali che altrove non si incontrano più in natura. Una terra immensa, coperta da una giungla che sembra non finire mai, misteriosa e viva in ogni suo angolo.
Ma potevamo davvero andare in Malesia senza scoprire anche le sue isole? Ovviamente non avrei mai rinunciato alla mia tintarella. Lì, piccoli squali ci nuotavano accanto come compagni discreti delle nostre giornate.
Nel cuore più selvaggio del Borneo
Il volo verso il Borneo non era iniziato nel migliore dei modi : problemi all’imbarco, una notte in aeroporto e una volta in volo turbolenze continue. All’improvviso, sotto di noi, si è aperta una distesa infinita di palme da olio, e in mezzo al verde spuntava appena una striscia di aeroporto. Intorno, un lago marrone che tagliava la foresta. È stato lì che sono cominciati i nostri cinque giorni nell’entroterra del Borneo.
Ci sistemiamo e iniziamo subito l’esplorazione. La maggior parte dei miei viaggi è dedicata alla natura, ma questo era davvero speciale. Quando per la prima volta ho visto le scimmie nasiche — quelle con la proboscide, per intenderci — non potevo crederci. Ero davanti a queste meraviglie che esistono solo qui, in questo preciso pezzo di mondo, e che solo chi arriva fin dentro al loro habitat può osservare in natura. Se invece vuoi vederle in centri, zoo o attrazioni del genere… per favore non farlo. Meglio non vederle affatto che finanziare luoghi simili.
Erano così strane e uniche: i maschi con quel naso enorme, come una patata schiacciata che ti viene voglia di toccare solo per capirne la consistenza; le femmine invece con una proboscide più corta che puntava all’insù, come brave signorine francesi. Le avrei potute osservare per ore.
Poi abbiamo visto gli oranghi. Questi giganti pelosi, con occhi capaci di comunicare più di mille parole. I piccoli abbracciati alle madri, stretti come fanno i nostri bambini. Non c’è niente di diverso tra loro e noi: solo un altro modo di vivere l’amore.
I giorni nella rainforest sono passati spostandoci ogni volta su una barchetta di legno minuscola, cinque persone al massimo, risalendo il fiume in cerca di animali. Per chilometri e chilometri non c’era nessuno: solo noi e i villaggi sul fiume, dove abbiamo avuto la sensazione di entrare a far parte di qualcosa di incontaminato. Lì impari a fare attenzione a ogni gesto, a ogni rumore, a non turbare quell’equilibrio fragile. L’aria era pura, l’odore totalmente nuovo, mai sentito prima. I miei occhi vedevano soltanto verde, e il mio cuore si riempiva di tutto l’amore che la natura può creare.
In quei giorni abbiamo incontrato creature che esistono solo qui: le scimmie nasiche, gli oranghi, ma anche gli elefantini pigmei del Borneo e l’orso malese, con il segno del sole sul petto. Di notte, tutto cambiava. Nessuna luce, solo milioni di lucciole che illuminavano gli alberi, coccodrilli che affioravano silenziosi dall’acqua e insetti dai colori impossibili che si mostravano al buio. Era come essere finiti dentro un documentario del National Geographic. Mi sentivo grata, viva, incredula.
Poi, come sempre accade in viaggio, è arrivata la parte meno romantica. Nel tentativo geniale di far decollare il drone da una lancia, una vespa del Borneo ha deciso di punirmi pungendomi sulla chiappa: nel giro di poche ore la mia coscia era gonfia quanto un pallone. E se pensate che la mia amica sia stata più fortunata, vi sbagliate: una golden monkey ha scelto proprio lei per un incontro ravvicinato, regalandole una pipì sul braccio come souvenir. Benvenute nella giungla.


Tra squaletti e palme: la vita lenta delle Perhentian
l nostro viaggio è inevitabilmente passato da Kuala Lumpur. Grattacieli che svettano sopra il traffico, centri commerciali enormi, un caldo appiccicoso che ti si incolla addosso. In alcune zone, tra templi induisti e cinesi, si può respirare un po’ di buona energia… ma questa città non era il mio posto. C’era poco che mi attirava: né i luoghi, né le persone.
Forse è colpa mia: dopo il Borneo, il contrasto è stato così forte che i miei occhi non erano pronti ad accogliere quella realtà. Per me la Malesia non aveva nulla a che fare con centri commerciali, torri famose, quartieri particolari o templi di ogni religione. La mia vera meta era già oltre, tra la giungla e il mare. Kuala oltre ad essere stato un tour gastronomico squisito, è rimasta soltanto una porta d’ingresso e un passaggio obbligato prima di arrivare a quello che davvero cercavo.
E per fortuna le nostre scelte si sono rivelate giuste fin dall’inizio. Dopo aver studiato attentamente come vivere al meglio la giungla del Borneo e dove inoltrarci, anche la scelta del mare è stata azzeccata. Conoscendoci, sapevamo cosa volevamo: poca gente, più autenticità, più natura. E naturalmente, il mare più bello.
Abbiamo trascorso cinque giorni pieni alle isole Perhentian, esplorando spiagge e angoli diversi. Alla fine la decisione migliore è stata fermarci più a lungo su Besar, l’isola grande. Oltre a essere molto più economica, con servizi semplici e spartani, lì abbiamo trovato la pace. Nessuna corsa, poche persone, solo giornate scandite dal rumore delle onde. Spiagge isolate e una principale enorme, costeggiata da palme, con un mare che sembrava irreale.
Tartarughe, razze e piccoli squali pinna nera ci facevano compagnia a qualsiasi ora, nuotando accanto a noi: bisognava stare attenti persino a dove mettere i piedi nell’acqua più bassa. Le barche erano obbligate a fermarsi lontano dalla riva, così potevamo goderci l’acqua trasparente indisturbate.
I fondali erano un’esplosione di vita: spugne, coralli colorati e branchi di pesci che sembravano usciti da un cartone animato. I Nemo giocavano a nascondino tra le anemoni, mentre noi ci lasciavamo cullare da quel blu infinito. C’erano anche piccole baie incontaminate a cui si poteva arrivare semplicemente a nuoto, senza bisogno di altro.
La mia amica, quella che di solito dorme sempre, mi trascinava giù dal letto quasi tutte le mattine per andare a vedere l’alba. Non ne abbiamo mai vista una davvero: c’erano sempre nuvole all’orizzonte. Ma non importava. In quelle mattine sulla spiaggia enorme, tra le palme, c’eravamo solo noi. Noi e i nostri squaletti e alla fine le ero grata.
Quando ci siamo spostate a Kecil, l’isola piccola, le spiagge erano comunque splendide, ma l’atmosfera era diversa, un po’ più turistica, con molti locali dove mangiare, bere e fare festa. Alcune spiagge non erano nemmeno così balneabili perché piene di barche ormeggiate davanti, anche se da lì si potevano ammirare tramonti spettacolari. Redang, invece, ci ha lasciato impressioni contrastanti: il mare era davvero incredibile, senza senso, ma la vita marina meno ricca e i prezzi decisamente più alti. E senza un briciolo d’ombra, la mia amica ormai minacciava di ammazzarmi.


Oltre le rotte classiche: Le tappe da non perdere
Borneo: la parte più incredibile della Malesia
Il principale motivo per scegliere la Malesia è il Borneo. Qui la natura è protagonista assoluta e per viverla davvero servono almeno tre giorni immersi nella selva, spingendosi oltre. In modo da poter navigare i fiumi, fino ad addentrarsi sempre più nel profondo, e svegliarsi ogni giorno in un posto diverso. Solo così si possono osservare oranghi, scimmie nasiche, elefanti pigmei e altre specie che vivono in natura esclusivamente in questo pezzo di mondo. Se il tempo è poco, il mio consiglio resta lo stesso: privilegiare comunque il Borneo, e’ un luogo davvero unico nel mondo e sicuramente è l’esperienza più autentica che la Malesia possa offrirti.
Le isole Perhentian: un paradiso accessibile
Le isole Perhentian: un paradiso accessibile
Acqua trasparente, coralli vivi, tartarughe e piccoli squali pinna nera che ti accompagnano in ogni nuotata. Le Perhentian sono il mare della Malesia per eccellenza, con atmosfere semplici e ancora autentiche. Qui il tempo sembra rallentare, ci si muove solo a piedi tra i sentieri o con i taxi boat. Besar è l’isola più spartana e selvaggia, perfetta per chi cerca pace e natura; Kecil offre più ristoranti e vita sociale; Redang regala un mare incredibile, ma con meno vita marina e costi più alti. In ogni caso, restano isole dove è facile sentirsi lontani dal mondo, bastano una maschera e un paio di pinne per vivere uno snorkeling indimenticabile a pochi metri dalla riva.
Kuala Lumpur, Cameron Highlands e Malacca
La capitale è caotica e multiculturale: grattacieli che svettano, centri commerciali enormi e templi di ogni religione che convivono fianco a fianco. Non sempre conquista chi cerca autenticità, ma resta la porta d’ingresso della Malesia. Qui vale la pena provare almeno una sera di street food, tra mercati notturni e bancarelle che non dormono mai.
Nei dintorni, le Cameron Highlands offrono un’atmosfera completamente diversa: piantagioni di tè che si perdono nella nebbia, sentieri che si arrampicano tra le colline e un clima fresco che contrasta con l’umidità della costa. Un’altra tappa interessante è Malacca, città coloniale dichiarata patrimonio UNESCO. Passeggiare tra le sue stradine colorate significa entrare in un mosaico di influenze: portoghese, olandese, cinese, malese. Qui la Malesia mostra il suo volto più tradizionale e tranquillo, lontano dal ritmo della capitale.
Tra giungla e mare: il tuo viaggio
Se anche tu sogni di perderti nella giungla del Borneo, di sentire il richiamo degli oranghi al tramonto, di nuotare accanto a piccoli squali nelle acque delle Perhentian o di vivere la Malesia lontano dalle rotte turistiche, scrivimi.
Ti aiuto a costruire un itinerario che non sia solo una sequenza di tappe, ma un viaggio vero. Uno di quelli in cui il tempo rallenta, la natura diventa protagonista e gli imprevisti si trasformano in storie da ricordare.
Che tu abbia pochi giorni o settimane intere, insieme possiamo disegnare una rotta che ti faccia entrare davvero nel cuore selvaggio della Malesia.
FAQ – domande frequenti
- Serve un visto per entrare in Malesia?
- Qual è il periodo migliore per visitare il Borneo ?
- Qual è il periodo migliore per visitarele isole Perhentian?
- Quale zona del Borneo scegliere per vedere più animali in natura?
- È un Paese sicuro per viaggiare da soli?
- Come ci si sposta tra Kuala Lumpur, Borneo e le isole?
- Che vaccini o precauzioni sanitarie sono consigliati?
- Si trovano facilmente alloggi economici?
- È facile organizzare escursioni nella giungla del Borneo?
- Quanto costa viaggiare in Malesia?
- Com’è lo street food a Kuala Lumpur e nelle altre città?
- Serve la patente internazionale per guidare?
- Qual è la moneta locale e si può pagare con carta ovunque?
- Quanto tempo minimo dedicare al Borneo per vedere gli animali in natura?
- Le Perhentian sono adatte anche a chi non sa fare immersioni?
Hai tutte queste domande? Ti aiuto io.
Scrivimi e ti do dritte, itinerari e consigli su misura.
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