Vivere a Santiago ha cambiato completamente il mio rapporto con l’inverno.
Qui il freddo è mite, quasi gentile. Non nevica mai in città, c’è quasi sempre il sole e, nella maggior parte dei giorni, basta una giacca leggera per uscire.
Gli inverni italiani, invece, sono un’altra storia: nelle città del centro-nord può nevicare anche spesso, l’aria punge la pelle, le mani diventano rosse e ogni respiro sembra ghiaccio.
E lo ammetto: quel freddo mi manca.
Mi manca la sensazione di rientrare in casa e sentire il calore risalire dalle mani fino al naso, le strade imbiancate anche in pianura, il guardaroba che profuma di lana e neve.
La verità è che l’Italia, soprattutto il nord, d’inverno cambia pelle.
Diventa più silenziosa, più autentica, più magica. E se ami la montagna, la neve o gli sport invernali, questa stagione è un’occasione per vedere il paese con occhi diversi: non come turista, ma come qualcuno che si lascia trasformare dal ritmo lento dell’inverno

Le Dolomiti: il mio inverno italiano più autentico

Ci sono due luoghi principali nel mio cuore invernale italiano, e uno di questi sono le Dolomiti.
Oltre a essere un paradiso estivo, in inverno non sono da meno. Anzi, forse la loro vera magia è proprio questa.
Qui la neve non è un evento raro, cade per quasi tutti i mesi invernali, spesso da novembre fino ad aprile. Tutto si ricopre di bianco, e anche solo passeggiare tra i paesini diventa un’esperienza che ti resta addosso. L’aria frizzantina che sembra ripulirti l’anima, l’odore del bosco che riconosceresti ad occhi chiusi, quel paradosso bellissimo per cui, nonostante il freddo gelido, il corpo si sente accolto, quasi abbracciato, da queste montagne.

Se ami gli sport invernali, non esiste posto migliore: 1.200 km di piste con un unico skipass, il più grande comprensorio sciistico del mondo.
Qui ogni giorno puoi sciare su panorami completamente diversi, le piste collegano paesini lontani tra loro, un giorno puoi affrontare le piste di Coppa del Mondo e l’altro perderti nei boschi facendo freeride.
Tra questi boschi, lungo sentieri poco battuti, ho vissuto alcuni degli sci alpinismi più belli della mia vita, svegliarsi prima dell’alba, vedere le prime luci colorare le vette, oppure raggiungere la cima al tramonto e guardare le montagne tingersi di rosa. Sono stati, senza alcun dubbio, i tramonti più belli che abbia mai visto.

Se cerchi l’adrenalina vera, bhe’ queste sono le montagne di Reinhold Messner, il più grande alpinista di sempre, nato e cresciuto proprio qui. Le Dolomiti sono un terreno incredibile per questi sport, pareti storiche, cime alpinistiche, cascate di ghiaccio da scalare in inverno e vie ferrate che, anche sotto la neve, regalano panorami che fanno tremare le gambe in tutti i sensi.
E se un giorno vuoi qualcosa di più rilassante, qui l’inverno sa essere gentile: tanti rifugi, dopo cena, ti noleggiano uno slittino per scendere in valle lungo chilometri di piste illuminate solo dalla torcia e dalle ultime luci della sera.
In inverno ci sono trekking panoramici percorribili anche con le ciaspole, che ti portano in luoghi silenziosi dove senti solo il rumore dei tuoi passi sulla neve. E dopo una giornata fuori, le SPA dei rifugi e degli hotel, tra saune con vista, bagni caldi all’aperto e profumo di legno, diventano un rifugio perfetto per il corpo e per la mente.

E poi c’è il cibo. Per me, uno dei migliori d’Italia.
Piatti che in Cile faccio fatica a replicare perché spesso mancano ingredienti o perché, semplicemente, non è la stessa cosa: canederli fumanti, spätzle, casunziei alla rapa rossa, gulash, formaggi che profumano di malga. La cucina dolomitica ha un carattere tutto suo, forte e autentico, e d’inverno dà il meglio di sé.

Vivere l’inverno nelle Dolomiti è un’esperienza totale: neve, silenzi, sport, tradizioni, sapori. Un viaggio che ti avvolge completamente e che, te lo assicuro, non ha nulla da invidiare all’estate.
Anzi… forse è proprio qui, tra il bianco e il freddo, che le Dolomiti mostrano la loro anima più vera.

Sestola e l’Appennino Tosco-Emiliano: l’inverno che mi ha cresciuta

Se le Dolomiti sono la meraviglia, Sestola è la mia radice.
Queste montagne per me sono casa ancora prima che nascessi: è qui che i miei genitori mi hanno cresciuta, è qui che l’inverno non l’ho scoperto ma è diventato parte di me.
La neve, da queste parti, era un’abitudine. Tutto profuma ancora di legna bruciata, case di pietra, tradizioni che resistono grazie ai giovani che amano davvero le loro montagne.

L’Appennino Tosco-Emiliano non ha la verticalità estrema delle Dolomiti, ma ha qualcosa che per me vale di più: ha un cuore.
È una montagna morbida, familiare, umana. Ed è qui che ho vissuto tutti i miei primi inverni: quelli in cui ci si sveglia alle sei per allenarsi con lo sci club, e non fai in tempo ad aprire gli occhi che il freddo improvviso e il bianco fuori ti svegliano meglio del caffè.
L’osservatorio del Monte Cimone, gli alberi appesantiti dalla neve, i weekend sulle piste di casa, le giornate che finivano sempre con un panino caldo o un piatto fumante al rifugio: è questo l’inverno che mi ha cresciuta.

E qui, oltre a sciare, la coccola più grande che puoi fare alla tua anima è perderti tra i sentieri: raggiungere laghetti ghiacciati, ascoltare l’odore degli alberi, camminare tra i faggi o i pini chiamandoli per nome.
In questi paesini non si dice semplicemente “andiamo nel bosco”: qui ognuno conosce gli alberi, le stagioni, le sfumature del territorio. Tutto diventa più familiare, più tangibile, più reale. E il silenzio dei sentieri è così profondo che sembra un abbraccio.

Tra queste vette c’è anche il mio posto preferito nel mondo, quello dove vado ogni volta che posso, quando sono felice, triste o semplicemente confusa.
È il mio luogo di pellegrinaggio, e in inverno cambia completamente pelle: il vento non perdona, la neve diventa ghiaccio, e arrivarci richiede più impegno. Ma salire con i ramponi è una magia che non so spiegare del tutto.
L’alba più bella della mia vita l’ho vista proprio qui.
Sono salita in ski-alper al buio, con un cielo che sembrava voler peggiorare. Il vento gelido, il ghiaccio sotto gli sci, la salita più faticosa del solito. Ma quando sono arrivata in cima, il cielo si è aperto e si è tinto di rosa e arancione.
Ero sola. Nessun rumore, nessuna voce. Solo io, la mia montagna di casa e quel mio luogo di salvezza , o forse di purificazione, ancora non so come chiamarlo.
Mi ha regalato un’alba che toglie il fiato. E ancora una volta ho ringraziato questo posto per l’energia che sa darmi, per come mi rimette al mondo.

È in questi luoghi che ho capito che l’inverno non è solo freddo, è un modo di vivere.
È crescere sapendo che il freddo non è un nemico ma un compagno, che la neve può essere fatica ma anche libertà, che il vento che ti taglia il viso può insegnarti a rallentare, a tornare all’essenziale, a riconoscere il valore del calore quando rientri.

L’Appennino è l’inverno che mi ha formata.
È quello che mi manca quando a Santiago l’aria rimane mite, quando non indosso mai un vero cappotto, quando le stagioni sembrano più gentili ma anche meno incisive.
Ed è per questo che, ogni volta che torno in Italia, Sestola non è solo un luogo:
è un promemoria, un ritorno a tutto ciò che sono.
Ogni volta che arrivo, ho la sensazione che il mio corpo si ricongiunga alle sue origini: ai boschi, al silenzio, alla neve e a quella semplicità che, ovunque vada, mi porto sempre dietro.

Ti va di vedere l’Italia in un modo diverso dal solito turismo?

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